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Bitch Slap, le superdotate che fanno il verso a Tarantino

8 Ago

Tre iper maggiorate perse nel deserto, che le danno, le prendono e se le danno di santa ragione. Sempre l’ennesima variazione sul tema di Faster Pussycat Kill Kill, il cult di Russ Meyer che quando uscì nel 1965 fece tanto rumore, segnando un punto di riferimento incancellabile per  il cinema d’exploitation. Bitch Slap si inserisce sulla recente ondata di omaggi al genere, riscoperto da Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, ma a Rick Jacobson mancano completamente dell’eleganza del primo e della ferocia del secondo.

L’ingenua e sciocca spogliarellista Trixie (Julia Voth), la folle assassina Camero (America Olivo), e la gelida e razionale leader del trio Hel (Erin Cummings), sono così stereotipate da far assomigliare il film a una parodia. La recitazione approssimativa e la fotografia appena abbozzata non rendono giustizia a un genere che è sì di puro intrattenimento ma che ha spesso regalato virtuosismi d’autore. Le partecipazioni di Kevin Sorbo (l’Hercules della tv) e di Michael Hurst (che nella stessa serie interpretava Iolao, il fraterno amico dell’eroe semidivino) certo non alzano il livello della qualità della pellicola.

Il continuo ricorso al flash-back non riesce nell’intento di rendere più avvincente una narrazione con più di qualche buco, appesantendola ulteriormente e spezzando spesso il ritmo di sequenze d’azione vivaci. Del resto il film è una raccolta di tutto ciò che può essere compreso nella categoria delle fantasie erotiche più banali e scontate. Continui ammiccamenti sessuali più o meno espliciti, secchiate d’acqua su vestiti che definire tali sarebbe generoso, richiami al nunsploitation e, culmine del climax, una bollente (si fa per dire) scena lesbo che svela un intricato triangolo amoroso tra le tre protagoniste. Non mancano comunque i colpi di scena e gli spunti interessanti, come il manuale sfogliato in due scene da Hel, dal titolo “Slutty bitches in post feminist America” (Puttanelle nell’America post feminista), o alcuni sfondi disegnati che, insieme all’uso frequente della tecnica dello split screen, danno al film un’atmosfera fumettistica richiamata dalla stessa locandina. I titoli di testa, una sorta di medley delle più importanti produzioni sul genere, sono un autentico capolavoro.

In definitiva Bitch Slap è brutto, ridicolo e pieno di luoghi comuni, ma proprio per questi motivi si lascia guardare, basta avere lo spirito giusto. Per niente noioso resta l’ideale per una serata leggere, meglio se esclusivamente maschile, con tanto di pop-corn, birra e rutto libero.

Arriva Machete, si salvi chi può!

22 Apr

Metti che “provi a fregare il messicano sbagliato”, con la faccia e le cicatrici da galeotto di Danny Trejo (lo è stato per davvero) e una sceneggiatura scritta da Robert Rodriguez. Metti che ti vada male, e che lui viva per anni nel pensiero della vendetta. Metti che poi, il messicano sbagliato, incontri due connazionali tanto pericolose quanto sexy a dargli una mano.

Machete è Rodriguez all’ennesima potenza, più sanguinario di Dal Tramonto all’Alba, più epico di Planet Terror, più Pulp di Sin City e solo un po’ meno messicano della trilogia del Mariachi. È, nella migliore tradizione Rodrigo-Tarantiniana, cinema di exploitation e satira sociale e politica, in un totale ribaltamento dei ruoli in cui i cattivi sono buoni e i buoni sono cattivi. Una dicotomia invertita interpretata perfettamente da Danny “Machete” Trejo, rozzo, violento ma dalla parte del popolo, e Robert “McLaughlin” De Niro, elegante e benestante senatore dello stato del Texas, prototipo del repubblicano di ultima generazione, quella della xenofobia dei Tea Party e di Sarah Pallin.

McLaughlin promette di bloccare l’immigrazione dal Messico alzando una vera e propria barriera al confine, Machete, Luz (la leggendaria eroina She che sa tanto di Guevara interpretata da Michelle Rodriguez) e l’agente Sartana (federale dalle ascendenze messicane con tanta voglia di tornare alle origini e il volto e il corpo di Jessica Alba), faranno di tutto per impedirglielo. Il tutto mentre il narcotrafficante Rogelio Torrez (un imbolsito Steven Seagal) flirta col senatore nella convinzione che Machete sia ormai scomparso.

Esasperato nella violenza e nelle scene di sesso, Machete è stato girato a furor di popolo dopo che Rodriguez ne fece vedere un finto trailer in Grindhouse. E a ben vedere il popolo ha avuto ragione e ha ottenuto ciò che voleva. Summa perfetta dell’arte estrema di uno degli ultimi cineasti ancora in vita, che tra uno Spy Kids e l’altro riesce ancora smentire chi lo vorrebbe imborghesito dal verde delle colline di Hollywood. Un film da vedere assolutamente e se è possibile da assaporare anche in lingua originale, quel minestrone di inglese-texano, spagnolo-messicano e spanglish dannattamente incomprensibile ma che è pilastro portante della narrazione. Ottima prova Robert, noi ti vogliamo così!