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Margaret Tatcher, la Lady di ferro che commuove

6 Feb

Premessa e piccolo sfogo personale: i miei piani erano quelli di andare a vedere “Hugo” ma purtroppo i biglietti erano praticamente esauriti. Poco male, perché nei programmi miei e di Francesca c’era anche “The Iron Lady”. Quello che trovo scandaloso, e che ci ha rovinato non poco la serata, e che un multisala nel pieno centro di Milano, appartenente alla più importante catena presente in Italia, non abbia una sala e delle sedie su cui fare aspettare al caldo i propri clienti. A conti fatti abbiamo passato 40 minuti in piedi e al freddo, nell’attesa che si potesse accedere alla sala. Così ho scoperto che i cinema di Cagliari sono più accoglienti di quelli di Milano.

20120206-110108.jpgQuando sullo schermo appare Meryl Streep per la prima volta, si ha l’impressione di aver sbagliato sala. Un po’ perché quella signora avvolta in un foulard, che chiede quanto costa il latte mentre guarda la prima pagina del giornale, assomiglia più alla regina Elisabetta che a Margaret Tatcher, un po’ perché ha un’aria confusa e smarrita che la fa sembrare tutt’altro che di ferro.

In effetti The Iron Lady, biopic di Phyllida Lloyd (Mamma Mia!) sul primo ministro che ha cambiato il Regno Unito, gioca molto sull’ambiguità e sul doppio profilo di Margaret Tatcher. Da un lato il politico tutto d’un pezzo, carismatico, autorevole e autoritario, dall’altra la donna, prima giovane e sognatrice, poi anziana e visionaria, preda di una malattia che, unita alla solitudine, ne segna gli ultimi anni di vita.

Così, pur nella sua imperfezione, il film ci restituisce la dimensione umana di quella che, piaccia o meno, è stata la donna più influente del XX secolo, capace di imporsi in un mondo estremamente maschilista, come nessuna aveva mai fatto prima. The Iron Lady arriva a commuovere profondamente (Francesca ha pianto dal primo all’ultimo minuto), sebbene non taccia affatto degli aspetti nefasti degli oltre 11 anni di governo Tatcher. Il continuo camminare sul confine tra contemporaneità e flash-back, reso estremamente labile dalla malattia della protagonista, e la spasmodica ricerca di un’obiettività storica nell’analisi delle dure scelte politiche della Tatcher, rendono The Iron Lady, un buon biopic, lontano dall’agiografia, così come da uno sterile stile documentaristico.

Sotto il profilo squisitamente cinematografico spiccano le eccelenti interpretazioni di una Meryl Streep giunta alla diciasettesima nomination personale agli Oscar, e di un Jim Broadbent (Harry Potter e Moulin Rouge) ironico e intenso nel ruolo del marito/fantasma Denis Tatcher. Il resto rimane piuttosto ordinario, dalla regia alla fotografia, con una nota di merito per il trucco.

Oltre la sufficienza, ma non di molto, certamente migliore di un J. Edgar qualunque, ma non sui livelli di Mamma Mia! (tanto per non cambiare regista) o di The Queen (tanto per non cambiare ambientazione. The Iron Lady si fa guardare, ma si poteva fare di più.