Tim Burton, ritorno nelle Ombre oscure

18 Mag

Angelique Bouchard: I’m going to make an offer to you, Barnabas. My last. You can join me by my side and we can run Collinsport together as partners, and lovers… or I’ll put you back in the box. 
Barnabas Collins: I have already prepared my counter-proposal. It reads thusly: You may strategically place your wonderful lips upon my posterior and kiss it repeatedly! 

Provate a immaginare un film horror, molto horror, con vampiri, streghe, fantasmi e altre creature terrificanti. Provate a immaginare che, all’improvviso, il film viri sulla commedia grottesca e sullo humor britannico, per poi tornare alle sue origini gotiche.

Dark Shadows è la storia di un giovane inglese che con la sua famiglia approda negli Stati Uniti per fondare un impero del pesce nello Stato del Maine (che all’epoca dei fatti ancora non esisteva, ma poco importa). È il 1776 quando Barnabas Collins (Johnny Depp) si innamora di Josette (Bella Heatcote), spezzando il cuore alla serva sbagliata, Angelique (Eva Green), una strega con straordinari poteri e un cuore fortemente rancoroso. Angelique fa morire Josette e condanna Barnabas al tormento eterno, trasformandolo in vampiro e rinchiudendolo in una bara per quasi 200 anni.

Fino al 1972, quando il sarcofago viene ritrovato e aperto dagli operai di un cantiere, liberando il mostro che poi, come capita spesso nei film di Tim Burton, mostro non è. Barnabas è costretto a uccidere, lo sa e sembra non soffrirne, ma in realtà vorrebbe tornare umano perdendo l’immortalità. Tornato nella sua residenza di Collinwood trova i suoi discendenti e si trasferisce a vivere con loro, con il proposito di riportare la dinastia dei Collins a dominare il mercato del pesce, nel frattempo colonizzato dalla Angel Bay della strega Angelique.

Il nuovo incontro tra i due genera ancora passione, gelosia, odio. Un turbinio di sentimenti espressi sempre con leggerezza e ironia, mentre Barnabas si innamora di una giovane istitutrice (interpretata dalla stessa Bella Heatcote) che sembra la reincarnazione di Josette.

È l’insieme di questi conflitti a rendere Dark Shadows un film estremamente godibile. C’è un po’ tutto Tim Burton, un cross-over tra i suoi generi preferiti, dal demenziale al terrorifico. Inutile girarci intorno: il film sta almeno due spanne sotto i grandi capolavori come Nightmare before Christmas o Edward Mani di Forbice, non arriva nemmeno ai livelli degli eccellenti Sweeney Todd, Ed Wood e La Sposa Cadavere, ma può tranquillamente entrare tra i film meglio riusciti del regista di Burbank, alla pari con Il Mistero di Sleepy Hollow, poco sotto i due Batman e Big Fish.

C’è qualcosa in Dark Shadows di estremamente intimo e personale che ci fa riabbracciare il vero Burton dopo la pellicola quasi del tutto spersonalizzata di Alice in Wonderland, un film che ha sbancato al box-office, ma senza fare breccia nei cuori dei fan di Tim. Si tratta di quel mix di horror e commedia di cui sopra, del suo strizzare l’occhio all’horror e a una serie cult dell’adolescenza del regista, e del suo fedelissimo attore feticcio Johnny Depp.

Colui che è stato Edward, Ed Wood, Willy Wonka, Ichabod Crane, Sweeney Todd e il Cappellaio matto, non poteva mancare anche in questa nuova opera burtoniana, nella doppia veste di attore protagonista e produttore. Così come era scontata la presenza di Helena Bonham Carter in un ruolo quasi da caratterista, marginale ma incisivo. Nel resto del cast si sentono fortissime eco vintage del repertorio di Burton. C’è Michelle Pfeiffer (Batman il Ritorno), c’è Christopher Lee (Il Mistero di Sleepy Hollow, La Sposa Cadavere, Alice in Wonderland), e c’è Eva Green, che pur non avendo mai lavorato precedentemente con Tim Burton ha un’inquietante somiglianza con Lisa Marie, ex compagna del regista presente in Ed Wood, Il Mistero di Sleepy Hollow, Mars Attacks! e Planet of the Apes.

C’è poi una Chloe Grace Moretz che si candida a diventare interprete di lungo corso dei film di Burton. La sua prova è magistrale, in un ruolo che sembra cucito su misura per lei, border line con la follia pura, in contrasto così netto con il volto d’angelo di una delle ragazzine più promettenti di Hollywood.

Più horror che commedia (l’impressione che il lato comico perda molto nell’adattamento e nel doppiaggio è fortissima), Dark Shadows non è un capolavoro, ma ha al suo interno elementi estremamente interessanti. Con un’ottima regia e una fotografia che rasenta la perfezione (soprattutto nel cupissimo prologo). Certamente da vedere per chiunque voglia ritrovare il buon vecchio Burton.

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