Per la quarta volta urlo “Bravo Wes”

23 Set

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Finalmente ho visto Scream 4, e devo ammettere di averlo fatto con un colpevole ed eccessivo ritardo per un cultore del genere e della saga. Ed è stato un po’ come incotrare un vecchio amico dopo 10 anni. Ma mentre può capitare che quell’amico ti riappaia con qualche ruga di troppo o, peggio ancora, con la pelle stirata da lifting e botox alla ricerca disperata della gioventù perduta, per la saga di Craven non è così. Stesso impianto narrativo, stessa sottile ironia, stessi richiami al genere horror in continuo equilibrio tra l’omaggio e lo sberleffo.

Scream non invecchia mai, e non ha bisogno di ridicoli giovanilismi per sembrare ancora nuovo. Anzi, la rughe sul volto di una Sidney Prescott (Neve Campbel) che torna a Woodsboro per scacciare i vecchi incubi, ricascandoci in pieno e portando con sé la solita sfiga da “Jessica Fletcher”, sembrano essere il valore aggiunto del film, l’elemento che ti fa pensare “Valeva la pena di aspettare 10 anni”.

L’horror che racconta gli horror. Il film dentro al film (la saga di Squartati, che nel frattempo è giunta al settimo capitolo aggiungendo elementi fantastici e modernisti presentati da Craven come ridicoli). Il bello e il brutto di un genere che degenera tra “mostri, alieni e fantasmi di bambini giapponesi”, e tentativi di remake spesso pacchiani e fallimentari. Il richiamo alle regole dell’horror, che si evolvono al punto che nemmeno le vergini sono più al sicuro, ma solo gli omosessuali. Senza dubbio una delle esperienze più metacinematografiche di sempre.

La bravura di Craven sta proprio nel non tradire l’originale, errore compiuto invece dal nuovo Ghostface e messo in evidenza dalla solita immortale Sidney (consentitemi questo piccolo spoiler, ma d’altra parte non poteva essere altrimenti). E allora ecco che Linus (David Arquette), nonostante sia diventato sceriffo, rimane sempre il solito poliziotto di provincia, ingenuo e pasticcione. Ecco che Gale (Courtney Cox), sebbene abbia rinunciato allo scoop per amore, ritrova la sua voglia di protagonismo e il suo egocentrismo.

Ma sebbene tutto ricordi il primo capitolo della saga, e gli omicidi sembrino un remake degli originali, tutto riesce a stupire, fornendo continui colpi di scena e nuovi spunti di riflessione. Un’altra bella lezione del maestro.

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